COME SI RISOLVE IN BIOEDILIZIA IL PROBLEMA DELLA MUFFA NELLE PARETI DELL’ABITAZIONE

Un fenomeno comune ma sottovalutato

La formazione di muffa all’interno delle abitazioni è un problema molto più diffuso di quanto si pensi.

Spesso la si associa solo a un fastidio estetico, le tipiche macchie scure negli angoli delle pareti, o a un cattivo odore persistente negli ambienti.

In realtà, la muffa rappresenta un indice di criticità igrotermica ed un potenziale rischio per la salute degli occupanti.

Secondo diversi studi, l’esposizione prolungata a spore fungine può contribuire a disturbi respiratori, allergie e peggiorare patologie preesistenti.

Inoltre, dal punto di vista edilizio, la presenza di muffa compromette il comfort abitativo e riduce il valore percepito dell’edificio.

Differenza tra umidità di risalita e formazione di umidità nelle pareti

L’umidità di risalita capillare è un fenomeno che interessa le murature a contatto diretto con il terreno. Per effetto della capillarità, l’acqua contenuta nel suolo risale all’interno dei pori dei materiali da costruzione (mattoni, malte, pietra), trasportando con sé sali solubili. Questi, una volta cristallizzati in superficie, generano efflorescenze, degrado degli intonaci e distacchi. L’umidità di risalita si manifesta in genere nelle fasce basse delle pareti, fino a un’altezza di 1–1,5 m, con presenza di intonaci scrostati e macchie persistenti.

Diverso è il caso della formazione di umidità e condensa sulle pareti interne, dovuta principalmente a fattori igrotermici.

Qui il problema non deriva dal terreno ma dall’aria interna che, trovando una superficie con temperatura inferiore al punto di rugiada, condensa sotto forma di acqua. La causa è spesso riconducibile a ponti termici, isolamento insufficiente o materiali poco traspiranti.

Tale condizione porta alla comparsa di muffe, con conseguenze estetiche, igieniche e sulla salubrità degli ambienti.

In sintesi:

  • Umidità di risalita = acqua che proviene dal suolo e risale nei capillari dei materiali. Non trattata in questo articolo.
  • Umidità/condensa superficiale = vapore interno che si deposita su pareti fredde o non traspiranti.

Le cause principali dell’umidità/condensa superficiale

Per affrontare in modo serio questo problema occorre comprenderne le cause.

La muffa non nasce “per caso”, ma è la conseguenza di precise condizioni ambientali e costruttive.

Tra le più frequenti cause:

Ponti termici: zone della struttura dove la continuità dell’isolamento è interrotta, con conseguente abbassamento della temperatura superficiale.

Condensa superficiale: quando la temperatura della parete scende sotto la temperatura di rugiada, l’umidità presente nell’aria condensa e crea un ambiente favorevole alla crescita di muffe.

Materiali poco traspiranti: rivestimenti plastici o pitture impermeabili che impediscono al vapore acqueo di diffondersi correttamente attraverso le pareti. Presenza di materiali non aperti alla diffusione.

Umidità relativa interna elevata: dovuta a scarsa ventilazione, cucine e bagni non adeguatamente areati, abitudini quotidiane che generano vapore (vapore acqueo per cottura alimenti, docce, stendere la biancheria all’interno ecc..).

È l’interazione di questi fattori a determinare la comparsa del problema.

In particolare, nelle abitazioni moderne a maggiore tenuta all’aria, l’umidità interna non trova vie di sfogo adeguate, aumentando il rischio di condense localizzate.

Conseguenze per la salubrità degli ambienti

La presenza di muffa non è solo una questione di comfort visivo.

Le spore fungine si diffondono nell’aria e possono essere inalate, con effetti negativi soprattutto su bambini, anziani e persone con patologie respiratorie.

Allo stesso tempo, un edificio con superfici interne macchiate e deteriorate perde qualità abitativa e necessita di manutenzioni frequenti.

Per i progettisti e le imprese edili, il tema della muffa è quindi un aspetto cruciale sia nella fase di nuova costruzione sia negli interventi di riqualificazione energetica.

Come intervenire con metodologie sostenibili e naturali

Le strategie per contrastare la muffa si sviluppano su due livelli:

  1. Interventi di carattere preventivo: migliorare l’isolamento termico, eliminare i ponti termici, utilizzare materiali traspiranti (isolanti naturali, intonaci a base di calce, pitture minerali).
  2. Interventi di bonifica: nei casi in cui la muffa sia già presente, occorre eliminarla in modo mirato e ripristinare le condizioni igrotermiche corrette della superficie.

Tipologia di prodotto consigliato

Tra i sistemi di bonifica più efficaci vi è Muffaway di Naturalia Bau srl, un trattamento specifico contro la muffa sviluppato per operare nel rispetto della salubrità degli ambienti.

Importante: Muffaway è un prodotto ottimo per umidità/condensa superficiale no per umidità di risalita.

Le sue caratteristiche principali:

➢ Penetra in profondità e agisce direttamente sulle colonie fungine;

➢ Ristabilisce la traspirabilità della superficie trattata;

➢ Riduce il rischio di ricomparsa della muffa nel medio-lungo periodo;

➢ È pensato per l’uso in interni, dove la sicurezza per gli occupanti è prioritaria.

Utilizzato correttamente, Muffaway non si limita a “coprire” le macchie, ma rimuove il problema alla radice, rendendo la superficie nuovamente idonea a ricevere finiture naturali e traspiranti.

L’approccio integrato: bonifica + materiali naturali

È importante sottolineare che la bonifica con Muffaway, da sola, non può risolvere tutti i problemi se non vengono affrontate le cause strutturali e igrotermiche che hanno favorito la formazione della muffa.

➢ L’approccio che io considero più corretto è integrato:

➢ Eliminare le muffe esistenti con un trattamento specifico;

➢ Correggere i ponti termici e migliorare l’isolamento;

➢ Utilizzare sistemi costruttivi naturali e aperti alla diffusione del vapore (come i pannelli in fibra di legno e gli intonaci a base di calce naturale).

La lotta alla muffa non è una semplice questione di estetica, ma un intervento che tocca la qualità igrotermica, la salubrità degli ambienti e la durabilità degli edifici.

Prodotti come Muffaway rappresentano uno strumento utile e sicuro nelle mani di progettisti e imprese che vogliono offrire ai propri clienti soluzioni efficaci, integrandoli con un’attenta progettazione e l’uso di materiali naturali.

✉️ Per informazioni tecniche e richieste di preventivo: carlo@gorzacarlo.it

Vocabolario tecnico

Indice di criticità igrotermica

L’indice di criticità igrotermica (ICI) è un parametro tecnico utilizzato in edilizia per valutare il rischio di formazione di condensa superficiale e muffe all’interno di una struttura edilizia, in relazione alle condizioni termo-igrometriche degli ambienti.

Si calcola mettendo in relazione la temperatura superficiale interna di una parete o di un nodo costruttivo con la temperatura critica di condensa, che dipende dall’umidità relativa interna. In pratica, più la superficie interna si avvicina al punto di rugiada dell’aria circostante, maggiore è il valore di criticità e quindi il rischio che l’umidità si trasformi in acqua o favorisca la proliferazione di microrganismi.

L’ICI viene espresso come rapporto tra le temperature effettive e quelle limite stabilite dalla normativa UNI EN ISO 13788, che fornisce i criteri di calcolo e verifica. Un valore basso indica una buona sicurezza igrotermica (assenza di rischio), mentre valori prossimi alla soglia critica segnalano necessità di interventi migliorativi, come l’uso di isolanti traspiranti, correzione dei ponti termici o ventilazione controllata.

In sintesi, l’indice di criticità igrotermica è uno strumento fondamentale per prevenire degrado edilizio e problemi di salubrità interna, garantendo comfort abitativo e durabilità delle strutture.

Ponte termico

Un ponte termico è una zona dell’involucro edilizio in cui la resistenza termica è discontinua o ridotta rispetto alle parti adiacenti, causando una variazione locale del flusso di calore.

Si verifica tipicamente in corrispondenza di:

  • nodi costruttivi (giunzione tra pareti e solai, pilastri, angoli, davanzali, balconi);
  • discontinuità geometriche (spigoli, rientranze, cambi di sezione);
  • disomogeneità dei materiali (inserimento di elementi con diversa conducibilità termica).

Dal punto di vista fisico, il ponte termico genera un flusso di calore concentrato che provoca:

  • dispersione energetica (aumento dei consumi di riscaldamento/raffrescamento),
  • abbassamento della temperatura superficiale interna (con rischio di condensa e formazione di muffe),
  • stress termico e degrado dei materiali.

La normativa tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 10211, che fornisce i criteri per la modellazione e il calcolo dei ponti termici.

La loro correzione si ottiene con continuità dell’isolamento termico, utilizzo di materiali a bassa conducibilità e progettazione dei nodi costruttivi secondo criteri di bioedilizia e comfort igrotermico.

Spore fungine

Un ponte termico è una zona dell’involucro edilizio in cui la resistenza termica è discontinua o ridotta rispetto alle parti adiacenti, causando una variazione locale del flusso di calore.

Si verifica tipicamente in corrispondenza di:

  • nodi costruttivi (giunzione tra pareti e solai, pilastri, angoli, davanzali, balconi);
  • discontinuità geometriche (spigoli, rientranze, cambi di sezione);
  • disomogeneità dei materiali (inserimento di elementi con diversa conducibilità termica).

Dal punto di vista fisico, il ponte termico genera un flusso di calore concentrato che provoca:

  • dispersione energetica (aumento dei consumi di riscaldamento/raffrescamento),
  • abbassamento della temperatura superficiale interna (con rischio di condensa e formazione di muffe),
  • stress termico e degrado dei materiali.

La normativa tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 10211, che fornisce i criteri per la modellazione e il calcolo dei ponti termici.

La loro correzione si ottiene con continuità dell’isolamento termico, utilizzo di materiali a bassa conducibilità e progettazione dei nodi costruttivi secondo criteri di bioedilizia e comfort igrotermico.